Transazione fiscale e previdenziale: impresa salva anche nel silenzio del Fisco e dell’INPS

BUSTE PAGA

Imprese insolventi salve anche se pressate dai debiti fiscali e contributivi.

È questo in estrema sintesi l’effetto delle modifiche apportate dalla legge di conversione del decreto Covid (decreto legge n. 125/2020), approvata definitivamente dalla Camera, agli articoli 180, 182 bis e 182 ter del regio decreto n. 267/1942.

Le novità normative garantiranno l’omologazione da parte del Tribunale del concordato preventivo e dell’accordo di ristrutturazione dei debiti anche in mancanza di voto da parte dell’Amministrazione finanziaria o degli enti gestori di forme di previdenza o assistenza obbligatorie.

Con l’approvazione definitiva da parte della Camera alla legge di conversione del decreto Covid (decreto legge n. 125/2020) trovano conferma le modifiche apportate in materia di transazione fiscale e previdenziale nel contesto dell’omologazione del concordato preventivo e dell’accordo di ristrutturazione dei debiti.

Il disegno di legge prende in considerazione il dettato degli articoli 180, 182 bis e 182 ter del regio decreto n. 267/1942 per ridefinire con riferimenti ai primi due articoli alcuni tratti procedurali in materia di omologazione e per armonizzare, rispetto al dettato dell’art. 182 ter la disciplina del trattamento dei crediti tributari e contributivi nell’ambito della conclusione del concordato preventivo con quella degli accordi di ristrutturazione dei debiti.

Proposta di transazione fiscale e previdenziale

Al fine di fornire un aiuto alle imprese in crisi data l’attuale contingenza sanitaria ed economia dovuta al Covid-19, diventa possibile ottenere l'omologazione di concordati preventivi e accordi di ristrutturazione anche quando il voto del fisco e degli enti di previdenza è determinante per ottenere la maggioranza dei creditori.

Nell’ambito della predisposizione di un piano di concordato o dell’accordo di ristrutturazione dei debiti, l’imprenditore in stato di crisi può presentare all’Amministrazione finanziaria o all’INPS e degli enti gestori di forme di previdenza o assistenza obbligatorie, una proposta di transazione fiscale e previdenziale per il pagamento – in misura parziale o in forma dilazionata – dei tributi o degli oneri contributivi.

Tale proposta deve essere accompagnata dalla relazione di un professionista indipendente ed è finalizzata a valutare la convenienza del piano di soddisfazione dei crediti tributari e previdenziali proposto rispetto all’alternativa liquidatoria.

All’esito dell’istruttoria e previo ricevimento di parere positivo della Direzione regionale competente, l’Agenzia delle Entrate dovrebbe esprimere il proprio consenso o diniego alla proposta di transazione attraverso la sottoscrizione di un apposito atto negoziale.

Aspetto critico di tale iter è quello dei termini entro cui le amministrazioni competenti possono esprimere il parere sulla proposta del debitore.

Il termine di 30 giorni per completare l’istruttoria – previsto peraltro solo nell’ambito del concordato preventivo e non anche dell’accordo di ristrutturazione – viene prevalentemente considerato non perentorio e pertanto non rispettato.

Concordato preventivo

Al fine di superare gli inconvenienti legati alla farraginosità del predetto iter, la legge di conversione del decreto legge n. 125/2020, intervenendo sul dettato dell’articolo 180 del RD n. 267/1942, ha previsto la possibilità per il Tribunale di omologare il concordato preventivo contenente proposte di transazione fiscale e contributiva anche in assenza dell’approvazione dell’Erario e degli enti di previdenza interessati, laddove le stesse proposte siano determinanti per il raggiungimento della maggioranza dei creditori e delle classi di creditori - se previste – che il Regio Decreto richiede ai fini dell’approvazione del concordato.

Accordo di ristrutturazione dei debiti

Modifica analoga è stata inserita anche nel dettato dell’articolo 182-ter del RD n. 267/1942 in materia di accordo di ristrutturazione dei debiti, riconoscendo anche in questo caso al Tribunale la possibilità di omologare l’accordo di ristrutturazione dei debiti senza attendere l’esito delle valutazioni di Erario e enti previdenziali, se l’adesione all’accordo è decisiva ai fini del raggiungimento della percentuale del 60% dei crediti necessaria ai fini della stipulazione dell’accordo con i creditori.Ruolo centrale del professionista In entrambi i casi, per consentire questa opportunità, viene conferito un ruolo fondamentale alla relazione di un professionista, designato dal debitore, che attesti che la proposta di soddisfacimento dei crediti tributari o contributivi e relativi accessori, è conveniente rispetto all’alternativa liquidatoria.

Le nuove norme che entreranno in vigore al momento della pubblicazione della legge di conversione del decreto Covid in Gazzetta Ufficiale e saranno immediatamente operative in quanto si tratta di norme processuali che potranno essere applicate dai tribunali in tutti i procedimenti non ancora omologati e quindi anche per quelle procedure tutt’ora pendenti.

Determinante diverrà allora il lavoro del professionista indipendente, il quale sarà chiamato a redigere una perizia assumendosi la responsabilità di attestare la convenienza del trattamento proposto rispetto all’alternativa liquidatoria che deve confrontare lo scenario realisticamente prevedibile in un contesto alternativo fallimentare.

Roberta De Pirro - Morri Rossetti e Associati