Riqualificazione dipendenti come welfare aziendale

20180424191707Agenzia-entrate-riunito

Con Risposta ad interpello 18 luglio 2019, n. 273, (allegato in fondo all'articolo) l'agenzia delle Entrate ha chiarito che se un datore di lavoro offre tra i servizi di welfare aziendale iniziative di riqualificazione professionale per i propri dipendenti a maggior rischio di non impiegabilità e di fragilità sociale, tale percorso di formazione non concorre al formare il reddito imponibile per i beneficiari .
Nell'interpello una società chiedeva il corretto trattamento fiscale da utilizzare nel caso in cui venga messo a disposizione di determinati dipendenti non dirigenti un percorso di formazione, apprendimento e aggiornamento professionale (chiamato "Percorso occupabilità") volto a migliorare la quantità e la qualità delle competenze, conoscenze e capacità, al fine di potenziare la loro occupabilità futura .
Allo stesso gruppo di dipendenti veniva anche offerto un piano di welfare comprendete le spese di trasporto pubblico. La domanda riguardava in particolare il fatto se tale gruppo di lavoratori potesse o no essere considerato una categoria di dipendenti omogenea ai sensi dell'articolo 51, comma 2 e seguenti del Tuir, per cui il valore del "Percorso occupabilità" potesse rientrare nel novero dei servizi di cui all'articolo 51, comma 2, lettera f), del Tuir ed essere escluso dalla base imponibile per i beneficiari. Nella risposta (riprendendo la corposa Circolare 5 E 2018 sul tema) l'Agenzia ricorda ,che effettivamente ai sensi dell'articolo 51, comma 1, del Tuir, costituiscono reddito di lavoro dipendente tutte le somme corrisposte, anche a titolo di rimborso spese, al lavoratore in ragione del suo status di dipendente costituiscono,reddito di lavoro dipendente, salvo quanto statuito dai commi 2 eseguenti in cui si elencano tassativamente le somme e i valori percepiti , che in tutto o in parte sono esclusi , ma solo nel caso siano messi a disposizione della «generalità dei dipendenti» o di «categorie di dipendenti». L'amministrazione finanziaria ricorda, però, che l'espressione "categorie di dipendenti" non va intesa soltanto con riferimento alle categorie previste nel codice civile (dirigenti, operai, ecc.), bensì a tutti i dipendenti di un certo tipo (ad esempio, tutti i dipendenti di un certo livello o di una certa qualifica, ovvero tutti gli operai del turno di notte ecc.), purché tali inquadramenti siano sufficienti ad impedire, in senso teorico, che siano concesse erogazioni ad personam in esenzione totale o parziale da imposte. Si afferma dunque che "può configurarsi quale "categoria di dipendenti" l'insieme di lavoratori che avendo convertito, in tutto o in parte, il premio di risultato in welfare ricevono una "quantità" di welfare aggiuntivo rispetto al valore del premio, in ragione del risparmio contributivo di cui a seguito di tale scelta beneficia il datore di lavoro".
Dunque, posto che "le condizioni dei lavoratori facenti parte del "Percorso occupabilità", sono correlati a diversi fattori, soggettivi e oggettivi (riferiti al territorio ove risiede il lavoratore e quindi al livello di occupazione locale) tale insieme di servizi di istruzione si considera offerto a una "categoria di dipendenti", così come richiesto dall’articolo 51, comma 2 , del Tuir per le erogazioni per il welfare aziendale, lo stesso non genererà alcun reddito imponibile in capo ai dipendenti della società ai sensi del comma 1 della stessa disposizione" Viene anche precisato che l'esclusione dal reddito prevista per gli abbonamenti per il trasporto pubblico locale, regionale e interregionale o di somme erogate per l'acquisto di tali abbonamenti o a titolo di rimborso della relative spesa (articolo 51, comma 2, lett. d-bis) del Tuir); a carico del datore di lavoro si applica anche quando l'abbonamento sia destinato ad un familiare del dipendente a condizione che risulti fiscalmente a carico.